Pubblichiamo l’intervista integrale al presidente di Cia Toscana Centro Rudi Dreoni, uscita sui numeri di aprile e maggio 2026 di Dimensione Agricoltura.
Rudi Dreoni, presidente di Cia Toscana Centro dall’Assemblea elettiva 2026, si presenta in questa intervista. Ecco quali sono le priorità nel suo programma, in un territorio articolato e complesso come le province di Firenze, Prato e Pistoia. Senza lasciare indietro nessun settore e nessuna azienda agricola.
Presidente Dreoni, è stato eletto all’unanimità, che emozione è stata?
È stato un momento di fortissimo impatto emotivo, un attestato di stima che tocca il cuore, ma che pesa sulle spalle. Rappresenta un mandato di fiducia totale da parte di una base associativa che chiede di essere rappresentata con forza in un momento geopolitico e storico difficilissimo. Considero la Cia come una casa, e voglio contribuire a costruire una casa grande dove tutti noi ci sentiamo non ospiti, ma protagonisti.
Quali i punti salienti del programma di mandato?
La proposta politica si articola su alcuni pilastri fondamentali per le province di Firenze, Prato e Pistoia. L’obiettivo primario è la sostenibilità economica delle aziende. Per il suo raggiungimento è determinante ricollocare la figura dell’agricoltore al centro della società civile toscana.
All’agricoltura spetta il ruolo essenziale di produrre il cibo per le popolazioni, ma come conseguenza della sua attività, anche di garantire, servizi ambientali e sociali. L’azienda agricola è quindi multifunzionale. I nuovi scenari globalizzati indirizzano verso uno sviluppo del settore primario sostenibile, innovativo e competitivo al quale le imprese devono tendere anche ridefinendo il proprio ruolo sul territorio.
Per la difesa del reddito agricolo sono necessarie azioni concrete al fine di contrastare l’aumento dei costi di produzione, assicurare la tutela dei prezzi lungo tutta la filiera e garantire la dotazione di strumenti adeguati a supporto delle aziende.
Per questo non servono risposte univoche, non esiste un modello vincente per ogni tipologia di azienda. Dobbiamo essere in grado di rappresentare l’azienda agricola nelle sue varie sfaccettature e tipologie, nei diversi approcci con il mercato e nelle sue molteplici organizzazioni aziendali.
Qualsiasi sia la tipologia dell’azienda, da quella più piccola di prossimità al centro abitato, a quelle di grandi superfici prettamente estensive-intensive, a quelle collinari-montane, è fondamentale il concetto di multifunzionalità, intesa come vendita diretta a tutti i livelli, da i mercatini, alle cooperative di trasformazione e commercializzazione, agriturismo, ristorazione, fattoria didattica, gestione del territorio, come forme di integrazione al reddito agricolo.
La situazione internazionale non aiuta…
Oggi viviamo un momento molto particolare e ricco di tensioni, le guerre ed i dazi stanno creando momenti di instabilità da un punto di vista dei mercati, e soprattutto l’aumento del costo delle materie prime fra tutte il gasolio che in pochi giorni ha generato un aumento superiore ai 30 centesimi. Costi che oggi le aziende non riescono ad ammortizzare, ma che anche tutto il tessuto sociale oggi difficilmente riesce ad assorbire. Tutto questo se non affrontato rischia seriamente di determinare la chiusura di molte aziende.
Il Mercosur, la Pac, stanno creando incertezze da un punto di vista di reddito e marginalità, guardando esclusivamente ad interessi superiori ed ideologici.
Quali richieste e problemi sono emersi nelle assemblee?
Molti sono stati i problemi sollevati nelle varie assemblee territoriali: il primo quello più recente è la situazione del comparto vitivinicolo, dove sta crollando il prezzo, diminuiscono i consumi, e dove il mercato è sostanzialmente in mano ai commercianti che scaricano tutti i rincari compresi i dazi sui produttori.
Quindi il Mercato dei Fiori di Pescia dove è necessario investire per garantire la sopravvivenza di un intero comparto produttivo, che altrimenti sarebbe tagliato fuori, sia da un punto di vista logistico che di commercializzazione. Ad altri comparti, come quello olivicolo dove abbiamo un raccolto soddisfacente ogni tre anni. A quello cerealicolo con evidenti difficoltà nel trovare marginalità.
Fino alla zootecnia dove i ripetuti problemi sanitari, di un mercato altalenante per il prodotto carne e latte difficilmente fanno chiudere bilanci in positivo.
Per questo è necessaria una confederazione attenta all’economia, un’organizzazione aperta, che faccia leva su tutte le risorse umane, e le esperienze presenti tra i nostri associati, quali protagonisti della politica dell’organizzazione.
Quali dovranno essere i prossimi passi?
Nasce l’esigenza di una Cia più dinamica e flessibile, per affrontare ed aiutare le aziende nei momenti di crisi. Il supporto alle imprese passa attraverso alcuni punti essenziali: il rafforzamento dei servizi di assistenza tecnica a supporto nella gestione di Pac, Psr, bandi regionali. E poi un servizio di consulenza amministrativo, preciso e puntuale. Con sportelli dedicati a giovani e imprese. La Cia deve fare cogliere ai nostri associati tutte le opportunità che si possono presentare.
Questione giovani: com’è la situazione nel territorio?
I giovani e il ricambio generazionale sono un punto fondamentale. Occorrono incentivi concreti per l’ingresso dei giovani in agricoltura, con progetti economicamente sostenibili e senza trascurare il subentro ad aziende esistenti altrimenti destinate alla chiusura. Troppo spesso, nel recente passato, abbiamo visto nascere e morire nel giro di pochi anni troppe aziende, lasciando come eredità solo campi abbandonati. Bisogna iniziare attività di formazione scuola lavoro con i vari istituti superiori dei territori e delle università, per incentivare i giovani ad impegnarsi nel settore.
Creare la figura dei nuovi imprenditori, ma anche di collaboratori preparati, oggi il problema della manodopera a tutti i livelli è un problema attuale.
Senza reddito e senza garanzia di lavoro dignitoso, i giovani difficilmente scelgono l’agricoltura, e senza giovani non c’è futuro e nemmeno agricoltura.
Da non sottovalutare poi, il ruolo dell’imprenditoria femminile nell’azienda multifunzionale. Sentiamo l’esigenza di arrivare alla stesura di un quadro normativo per la valorizzazione dell’imprenditoria femminile anche attraverso l’ideazione di bandi mirati.
L’imprenditoria femminile si trova di frequente all’interno di aziende multifunzionali occupandosi spesso di attività cosiddette “complementari” e innovative che necessitano di formazione mirata.
Dare valore economico alle produzioni resta una priorità: quali strade sono possibili?
La valorizzazione delle produzioni toscane e locali è un altro aspetto su cui lavorare. Attraverso il rafforzamento delle filiere locali e dei marchi territoriali, implementando la promozione della Toscana agroalimentare.
Incrementando anche il supporto alle vendite dirette e ai mercati locali, rafforzando il nostro marchio “La spesa in Campagna”. Inoltre attraverso la valorizzazione ed il supporto alle filiere produttive locali e distrettuali, come il Distretto florovivaistico di Pistoia che condensa specificità particolari; le denominazioni di origine legate alla viticoltura e alla olivicoltura; le non meno importanti nicchie di prodotti di eccellenza presenti sul nostro territorio e senza dimenticarsi le produzioni zootecniche fondamentali in alcuni territori vocati.
Le imprese sono medio piccole ed hanno bisogno di trovare sinergie per affrontare il mercato, accorciando le filiere ed aumentare il valore alla produzione.
Presidente Dreoni, parlare di agricoltura significa parlare anche di territorio.
È un binomio fondamentale. Occorre dare maggiore impulso al ruolo dell’agricoltura nella tutela del paesaggio, la prevenzione del dissesto idrogeologico, la gestione delle risorse idriche oramai diventata una priorità anche nel nostro territorio. In poche parole, l’agricoltore come custode del territorio.
Il tema acqua preoccupa?
Con il cambiamento climatico di acqua si parla quando non c’è o quando ce n’è troppa. L’acqua è essenziale per fare agricoltura per avere produzioni costanti e di qualità, sia che si parli di seminativi, ortive, arboree e vivaistiche. È indispensabile la costruzione di nuovi invasi e la risistemazione di quelli esistenti, così come la realizzazione di condotte idriche. Da non sottovalutare, e semmai da fare gestire agli agricoltori, la pulizia e regimazioni di corsi d’acqua secondari, i cosiddetti reticoli minori, in modo da non fare collassare i corsi d’acqua principali.
Cosa occorre fare in futuro?
Il territorio sta cambiando. Basta confrontare le foto aeree di oggi con quelle di 50 anni fa: mi chiedo, forse sta cambiando in peggio? Stiamo sbagliando qualcosa? Credo sia necessario iniziare una programmazione seria di gestione del territorio e smettere di lavorare solo in casi di emergenza.
Anche nelle province di vostra competenza l’emergenza fauna è sempre all’ordine del giorno.
È un problema presente e sempre più pressante quello della fauna selvatica e dei predatori. La pressione della fauna selvatica nei confronti delle aziende agricole e zootecniche ha raggiunto un livello intollerabile; occorre una proposta forte e radicale per la corretta gestione della fauna selvatica. Serve una politica che risponda all’esigenza primaria degli agricoltori di avere il proprio raccolto e poi che trovi le risposte e le norme per avere i ristorni economici in caso di danni. Oggi ci troviamo di fronte ad ecosistemi completamente saltati, che non seguono più andamenti naturali, branchi di ungulati che vagano per il territorio a tutte le ore del giorno e della notte, che si uniscono per difendersi dai lupi. Fino a stormi di piccioni, cornacchie, storni, che in poche ore distruggono colture intere. Ci troviamo di fronte a situazioni pericolose ed ingestibili fuori dalle logiche di animalisti e cacciatori che stanno diventando intollerabili anche per la collettività. Recentemente il caso di Barberino, dove un ragazzo di 28 anni ha perso la vita scontrandosi in moto con un cinghiale. Deve far riflettere.
Inoltre ci sono i danni da predazione da parte del lupo, che da troppi anni stanno provocando la chiusura di molti allevamenti, con allevatori impotenti e stanchi. Oggi gli allevamenti sono soggetti a danni indiretti in quanto gli ungulati sono vettori di epizoozie che colpiscono gli allevamenti; attualmente siamo impotenti di fronte all’avanzata costante della Psa, che imperversa nella parte alta degli Appennini toscani. Le misure messe in atto si sono rilevate insufficienti. on una situazione del genere non esiste sicurezza di reddito, impossibile investire in innovazione, irrigazione, agricoltura di precisione, se in una notte possiamo perdere l’intero raccolto.
Cosa deve fare la politica?
Indispensabile diventa il rapporto con la pubblica amministrazione. Dobbiamo chiedere una concertazione continua con gli enti locali-regionali, con la politica a tutti i livelli. Anche se la scelta regionale di accorpare più deleghe in un unico assessorato mi lascia un po’ perplesso sul tempo che l’assessore riuscirà a dedicare a dedicare al nostro settore. A detta sua può dedicare un giorno alla settimana al mondo agricolo.
Il sistema può solo beneficiare del confronto con gli agricoltori che apportano, come contributo, quello dell’esperienza concreta di vita sul territorio. In un contesto collaborativo l’orientamento dei bandi del Psr porterà ad una maggiore accessibilità delle risorse pubbliche alle varie tipologie di aziende ed a tutti i territori della Toscana, ristabilendo dei rapporti prefissati sulle varie province.
C’è spazio per investimenti?
Quando si parla di Psr immediatamente ci viene di pensare a investimenti, innovazione e sostenibilità ambientale. L’agricoltura ha bisogno di innovazione, sia dal punto di vista della meccanizzazione che delle tecniche colturali. L’innovazione può contribuire alla riduzione e al miglioramento dei tempi di lavoro e della qualità delle operazioni colturali con una conseguente riduzione dei costi produttivi e maggiore competitività. La creazione di tavoli di lavoro con l’Università per analizzare le specifiche esigenze dei settori da un punto di vista tecnico economico, oggi diventa di vitale importanza.
In che direzione deve andare la Cia?
Esatto. Per ultimo, ma non di minore importanza, il patto sulla Toscana solidale. Vogliamo contribuire al disegno regionale di porre la persona al centro. Dobbiamo dare dignità a chi vive nelle aree marginali, attraverso il potenziamento delle strutture multifunzionali in modo da favorire la socialità ed il contrasto all’isolamento. Per insistere nelle aree marginali sono necessari i servizi essenziali, primi fra tutti quelli sanitari: il medico di base ed infermiere di territorio.
Oggi un’associazione moderna come la Cia, deve essere al servizio non solo degli agricoltori ma dell’intera società rurale. Grande attenzione ai servizi alla persona e particolarmente all’assistenza, alla fragilità e alla difesa dei diritti del singolo. Abbiamo bisogno di una Cia più forte e partecipata, con più coinvolgimento degli associati.
Una trasparenza nella gestione, ed una comunicazione costante nei confronti degli associati, sfruttando anche le nuove possibilità create dalle nuove tecnologie di comunicazione. Con il rafforzamento della presenza territoriale, attraverso la creazione di tavoli permanenti di confronto tra istituzioni a tutti i livelli e imprese, costruendo alleanze con i vari soggetti del mondo agricolo ma non solo.
In una società sempre più interconnessa assumono un ruolo importante le relazioni con gli altri settori economici come industria, cooperazione, commercio, artigianato, servizi e sindacati dei lavoratori.
In particolare, cosa occorre fare?
La mia proposta prevede la composizione di un comitato esecutivo rappresentativo dei territori e delle diverse agriculture in essi praticate, calendarizzando gli appuntamenti e, quando possibile, riunirsi nelle zone in maniera itinerante a seconda dei problemi da affrontare, in modo da coinvolgere maggiormente i territori direttamente interessati. Coinvolgere a tutti i livelli, le associazioni di imprese e di persona (Anp, Agia, Donne in Campo, Turismo Verde, La Spesa in Campagna, Anabio) per integrare ed ampliare gli argomenti della discussione.
Dare spazio alle varie Aree di interesse economico con la creazione di coordinatori, in modo da approfondire aspetti tecnici specifici e soprattutto affrontare i problemi economici, ampliando la presenza ai rappresentanti di nostro riferimento o comunque impegnati nelle varie strutture economiche
La valorizzazione di un gruppo dirigente allargato, diffuso e presente nelle varie realtà economiche del territorio è importante allo scopo di avere maggior cognizione dei fatti e poter prendere decisioni in maniera oculata e solide.
Un grande impegno, insomma…
Il mio impegno sarà guidato da ascolto, concretezza e responsabilità. Per continuare a costruire una Cia Toscana Centro, capace di rappresentare gli agricoltori e affrontare le sfide future con determinazione e visione. Allo stesso tempo contribuire a rendere la Cia un’organizzazione più forte, più presente, più moderna e vicina agli agricoltori, capace di rappresentare con autorevolezza le esigenze del comparto agricolo territoriale.
Credo che attraverso una gestione coesa, precisa, attenta, ma soprattutto partecipata riusciremo a crescere ulteriormente e raggiungeremo l’obiettivo di rappresentare l’agricoltura, l’agricoltore e il mondo rurale.
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