La Cia di Pistoia esplorerà possibili integrazioni con Toscana Nord o Firenze

17/06/2016
Lo chiede un ordine del giorno approvato il 15 giugno dall’assemblea provinciale di Cia, prima dell’inaugurazione della sede di Borgo a Buggiano alla presenza dei vertici nazionali e regionali della Confederazione agricoltori. Commenti dei vertici di Cia.

«Con l’attuale assetto di Cia Pistoia, cioè con il tipo di personale e il livello di spese che abbiamo, sono difficili da realizzare quei servizi ancora più specialistici che vengono auspicati negli indirizzi che la nostra Confederazione si è data a livello nazionale e nel relativo percorso attuativo regionale. Quindi sia io che il direttore Coppini pensiamo che delle sinergie o integrazioni interprovinciali - come sta avvenendo per altre associazioni di categoria del territorio - con le realtà vicine, e quindi con la Toscana del nord oppure Firenze, possano rappresentare un’opportunità».

Così il presidente di Cia Pistoia Sandro Orlandini ha motivato l’ordine del giorno approvato all’unanimità nella seduta dell’assemblea provinciale di Cia che si è tenuta il 15 giugno nella nuova sede di Borgo a Buggiano, subito prima della sua inaugurazione ufficiale. Un’assemblea svolta alla presenza del presidente e del direttore nazionali di Cia Dino Scanavino e Rossana Zambelli e di quelli toscani Luca Brunelli e Giordano Pascucci, tutti accorsi per il taglio del nastro della sede di via Linari 29/b, accanto alla nuova Coop.

Come recita la parte propositiva dell’ordine del giorno approvato, esso chiede «al presidente Orlandini e al direttore Coppini, operando di concerto con la giunta, di sollecitare il percorso di riorganizzazione già deliberato a livello regionale e di avviare una fase di approfondimento più stringente, a partire dalle collaborazioni già in essere con Cia Toscana Nord, al fine di chiarire se ci siano le condizioni per portare avanti una riorganizzazione dei servizi e delle rappresentanze su un ambito territoriale più vasto».

«Noi siamo un’organizzazione che è in cammino – è il commento di Dino Scanavino dopo l’approvazione dell’ordine del giorno -. Ci siamo dati degli obiettivi: gli obiettivi sono quelli di ridurre i centri di governo e di accentrare i servizi per renderli più efficaci e più efficienti. Poi la diffusione territoriale in termini di fruizione dei servizi e quindi di presenza operativa deve essere ampia. Io dico sempre: noi siamo più diffusi dei Carabinieri, siamo in tutti i Comuni. Ma i centri di governo devono essere ristretti. Quindi le province si devono accorpare nella rappresentanza. Abbiamo un piano approvato dalla direzione nazionale, lo stiamo attuando coi tempi che necessitano per fare delle operazioni complicate, però lo stiamo facendo. Saremo pronti per il prossimo congresso con una nuova struttura Cia. Noi dobbiamo crescere e per crescere bisogna essere più agili».

«Questo mandato dato al presidente e al direttore [di Cia Pistoia, ndr] – ha aggiunto riferendosi all’ordine del giorno Rossana Zambelli, direttore nazionale di Cia - noi lo sosteniamo e lo aiuteremo. Saremo l’8 di luglio a Firenze con tutte le regioni del centro proprio per parlare di marketing associativo, di rafforzamento di Cia. Ma è un rafforzamento nella direzione della riorganizzazione. E quindi ben venga questo input e cerchiamo di risolverlo nel migliore dei modi». Per Rossana Zambelli è possibile combinare l’esigenza di stare sul territorio con varie sedi e al tempo stesso accorpare le funzioni «perché saremo presenti con gli uffici in tutte le aree rurali, quindi sempre più vicini alle imprese, ma nel contempo riorganizziamo i livelli superiori, il livello provinciale». Pertanto funzioni più unificate, dice Zambelli, «per dare servizi sempre più specialistici: un front office o primo ascolto nei Comuni, ma poi una rappresentanza più forte e più ampia».

Per il presidente di Cia Toscana Luca Brunelli, l’ordine del giorno «parte da lontano. La Confederazione guarda verso il futuro. Ci rendiamo conto che il mondo è cambiato. La velocità è diversa e quindi la Confederazione si deve adoprare per avere nuovi strumenti. Siamo partiti con la modifica degli organi che gestiscono questa confederazione: oggi sono gli agricoltori ad essere i presidenti e questo vuol dire che agricoltori più funzionari fanno quel binomio perfetto che riesce al meglio a capire i bisogni dell’agricoltura per poi trasformarli in servizi. Oggi abbiamo bisogno di fare un passo in più: creare sinergie e omogeneità. Dobbiamo mettere in comune le nostre capacità, le nostre eccellenze. E questo lo possiamo fare se creiamo un sistema, più che la singola provincia o il singolo Comune. Noi abbiamo il dovere di dare a tutti gli agricoltori della regione lo stesso servizio con lo stesso metodo e la stessa capacità». La Cia Toscana, ha concluso Brunelli, ha individuato un percorso: «16 punti chiave sui quali ragionare sui primi servizi da fare insieme e poi, basandosi su quelle necessità, creare le basi per ragionare di governance più ampie, cioè che rappresentino territori più ampi delle singole provincie».

Il direttore di Cia regionale Giordano Pascucci ha affermato che «è un ordine del giorno che in qualche maniera ricalca quelli che sono gli indirizzi della Confederazione che ci siamo dati due anni fa all’ultimo congresso. Vale a dire di promuovere una riorganizzazione, sia da un lato nell’ambito della rappresentanza e quindi dei territori di competenza delle singole provincie, andando a fare possibili accorpamenti, aggregazioni, fusioni, in maniera molto pragmatica, comunque. E dall’altro fare una riorganizzazione dei servizi per offrire nuove competenze, nuove professionalità, ampliare la gamma di queste consulenze sia verso le imprese che verso le persone, attraverso sia la razionalizzazione dei nostri strumenti societari che ampliandone l’operatività». «Per esempio – ha spiegato - a Pistoia la consulenza nel settore vivaistico è la punta di diamante; in altre provincie abbiamo il settore vivaistico con altri numeri e valori, ma comunque importanti anche se sono poche imprese; ecco avere una risposta di consulenza di settore a Grosseto o a Siena partendo dalle professionalità di Pistoia sarebbe importante. D’altra parte, in un settore come quello vitivinicolo, senza nulla togliere alla qualità dei prodotti pistoiesi, in altre provincie ha una struttura imprenditoriale più diffusa, e quindi lì la nostra Confederazione è più strutturata per dare certi servizi; per cui magari le professionalità di Siena, Firenze e Grosseto possono essere messe a disposizione di viticoltori della provincia di Pistoia, e così via».

Più nello specifico, Sandro Orlandini ha spiegato che le collaborazioni devono essere con «le realtà vicine, quindi Lucca o anche Firenze, perché non è che si possa pensare di andare con Arezzo». «I membri della nostra assemblea – ha continuato Orlandini - hanno compreso che, specialmente dove i bilanci aziendali crescono e aumentano i dipendenti, aumentano anche le esigenze di un livello ancora più specialistico di assistenza. Altrimenti c’è il rischio che le aziende lascino le associazioni di categoria. Per raggiungere questo livello più avanzato potrebbe essere necessario accorpare funzioni o addirittura fondersi con le realtà limitrofe». «Noi – ha proseguito – vogliamo aprire un canale di riflessione con Cia Toscana Nord, o in alternativa con Cia Firenze. Del resto alcune Cia provinciali si sono già fuse in Italia. Inoltre, molte delle sedi sono intestate a società di servizi e non è impensabile fonderle in società uniche».

Quali i vantaggi di una integrazione o sinergia con Cia Toscana Nord da un lato oppure con Firenze dall’altro? «Nel primo caso – risponde Orlandini - un aspetto potrebbe essere quello di poter coordinare meglio, in una programmazione più unitaria, il settore florovivaistico, che è articolato nei due comparti della floricoltura (nei territori della Versilia e della Valdinievole) e in quello del vivaismo ornamentale della provincia di Pistoia. Con Toscana Nord c’è questa affinità importante sulla produzione. In più, ci sarebbe un positivo elemento di complementarità, perché loro sono più forti di noi sui servizi alla persona». «Invece  con Firenze – dice - le affinità maggiori riguardano le strutture, che come numero di dipendenti e bilanci sono più simili. E poi ci sono delle somiglianze produttive con la nostra zona del Montalbano, per l’olivicoltura e la viticoltura». «Ma – conclude Orlandini - siamo per ora soltanto in una fase di studio preliminare di queste prospettive».

 

di Lorenzo Sandiford

addetto stampa di Cia Pistoia


Gallery